Miei cari amati amici Blogger,
dopo aver letto questa recensione da parte del signor Mauro Conciatori (che non conosco) ho deciso che da oggi in poi non accetterò più in silenzio insulti da parte di nessuno e che una professionalità quando c’è va difesa anche querelando ove ne esista danno morale e materiale. Sono davvero stanca della solita superficialità di chi parla senza sapere e conoscere solo per partito preso, ma la cosa che non accetto più è “l’ignoranza” sul mio mestiere e lavoro di una vita. Vorrei che prima di aprir bocca si documentassero almeno, basta andare su http://www.imdb.com per scoprire chi sono e cosa ho fatto. Ed anche se non ho i famosi tesserini politici a portata di mano oltre alle raccomandazioni mai avute, non permetterò più a nessuno di offendere o denigrare il mio lavoro, solo perché non “protetta” e quindi attaccabile, adesso basta!.
(le mie note sottostanti sono scritte in rosso)
Saluti e baci,
Rossella.
Mauro Conciatori scrive dal blog http://www.zabriskiepoint.net/node/6135
recensione uscita dvd “Milano Palermo Il Ritorno”
Ancora una volta Claudio Fragasso dimostra di essere un regista con le palle, dalle indubbie qualità registiche, uno dei pochi in Italia che sa usare bene il mezzo cinematografico, che gli permettono di poter competere con i registi americani dediti all'action movie. Un regista che non sfigurerebbe in una produzione più importante a livello internazionale, che però (ahimé, esiste sempre un però) che si affida a sceneggiature un po' troppo banalotte e sviluppate in modo scontato e prive di quei guizzi che potrebbero e dovrebbero coinvolgere. Ribadiamo come il suo talento sia sprecato e ci piacerebbe vederlo all'opera con ben altra sceneggiatura e ben altri attori che non reggono l'urto di un action movie che dovrebbe avere un impatto devastante sul pubblico.
Riporto la prima parte della recensione non per fare una difesa di me stessa non ne ho bisogno, ma solo per mettere in evidenza la superficialità della stessa. In primo luogo lei offende il regista, (nonostante i complimenti iniziali) dicendo che si affida a sceneggiature banalotte, negandogli quindi il saper distinguere e scegliere tra un copione che lo affascina ed altro, dandogli quindi dell’incapace. Mostrando di non saper distinguere il reale lavoro di un regista oltre che quello di uno sceneggiatore a tutto tondo e non di un esecutore. Non basta saper girare bene le scene d’azione, se poi non si è in grado di raccontare per immagini quanto chi, prima di lui, ha pensato e scritto visualizzandole nell’arco narrativo, punto per punto (io in questo caso).
Dimostrando inoltre di non sapere, che in una buona sceneggiatura di genere, il ritmo, l’azione, la scansione temporale, i colpi di scena e la suspance non s’inventano sul set, ma sono sempre pensati e scritti prima, dopo previa e lunga ricerca e documentazione con chi di dovere, dalle istituzioni (in questo caso): (Ministero degli Interni per la credibilità dei fatti, storia e svolgimento degli stessi, con relativa approvazione anche da parte dei magistrati interpellati) e degli stuntman per realizzare le scene d’azione spettacolari che sono sempre inventate prima, in una sceneggiatura di genere. Cosa che faccio da oltre 20anni .
Sorvolo sugli aggettivi spregiativi da lei usati nei miei confronti, ricordandole che, scrivo quanto mi piace con l’ausilio della fantasia perché faccio cinema, non documentari e che l’eccessivo realismo ha allontanato il pubblico dalle sale tanti anni fa, circa 18. Scrivo anche per il pubblico che ha apprezzato ed apprezza da sempre quanto lei critica. Vengo dalla commedia dell’arte, le mie radici sono nella tragedia greca e non le rinnego mai, anzi, le evidenzio se posso. Far commuovere e dare speranza anche con l’ausilio di qualche battuta a sdrammatizzare le scene più adrenaliniche (che sempre s’inventato sulla carta prima) sono la formula che mi ha dato successo già dal primo “Palermo Milano Solo Andata” poi copiatissimo ovunque (basta vedere le serie in tv nate dopo il 1996,(anno di uscita di Palermo Milano Solo Andata) dove purtroppo si è spostata l’industria anche se non paragonabili, nemmeno lontanamente, al film)
Dimenticando che l’impatto devastante sul pubblico l’ha avuto e continua ad averlo e non solo per gli incassi inaspettati per un film italiano (oltre i 6milioni di€) che non è una commedia sentimentale o comica, quindi di facile incasso. Unici due generi che funziono da sempre in Italia.
Prima di concludere aggiungo un tasto dolente per me ormai inaccettabile. Gli attori "televisivi "sui quali lei vorrebbe stendere un velo pietoso.
Forse non sa che tutti gli attori americani, nessuno escluso, vengono dalle serie televisive e lì, per loro fortuna, non esiste il provincialismo italiano. Dimenticando che i “nostri”attori, (quelli del film in questione) vengono tutti dal cinema e nascono con il cinema, ma poi grazie al periodo di fame vera si sono riversati in tv. Perché condannarli per questo? Trovo veramente fuori luogo, anacronistico e lontano dalla realtà attuale fare ancora oggi queste sciocche, quanto inutili distinzioni.
Ancora una cosa: in quanti film dall’inizio della storia del cinema esistono i buoni e i cattivi che s’inseguono e combattono? Praticamente tutti. Non vedo perché io dovrei fare la differenza.
Ciliegina sulla torta, la mia storia è più realistica, mio malgrado, di quanto si pensi il bambino che dice no alla mafia è un fatto reale, i due bambini che si alleano diventando amici sono una fantasia narrativa, come tutto il resto. Ma il cinema non era sogno? E allora perché è un “peccato grave” dare speranza in un paese che affonda quando è proprio la gente a chiedertela per avere la forza di andare avanti?
Caro signore non so chi lei sia, ma la prossima volta analizzi e s’informi meglio prima di scrivere e decretare giudizi. ECCO LA CILIEGINA SULLA TORTA FINALE… Se un film riesce a coinvolgere emotivamente ed è questo il caso, non è solo per quanto da lei scritto, ma perché ci si identifica con i personaggi e quindi con la storia dove ritmo ed altro c’erano già. Regia e scrittura vanno insieme, e non possono essere scisse. Fanno parte del medesimo risultato sempre, che il film poi piaccia o no, questo è quanto il "gusto" personale è sempre soggettivo.
Se vuole gliela mando così se la legge e magari capisce com’è fatta una sceneggiatura.
Avrei preferito una critica costruttiva al film in sè e non un attacco alla professione per motivi suoi personali che non posso certo conoscere.
Consapevole del fatto che esistono brutti film e bei film e null'altro, la saluto
Senza rancore,
Rossella Drudi.
(segue la fine della recensione)
Questo Milano Palermo il ritorno, nonostante dei momenti di grande cinema, rimane compresso su stesso in "virtù" di una sceneggiatura ripetitiva, lacrimevole e priva di quella energia per farla assurgere a ben altra storia. E poi gli attori. A parte Giannini (il solito grande mestierante degli ultimi anni) e un Ricky Memphis, che non è una stella ma almeno ci mette la spontaneità e il cuore, per gli altri e meglio calare un velo impietoso tanto è la loro grossolanità televisiva nella caratterizzazione dei personaggi. E non facciamo nomi e neanche una nota di demerito perché abbiamo rispetto del film.
Un film, che nonostante quanto detto, riesce a coinvolgere grazie ad un ritmo frenetico, ad un montaggio serrato, e ai virtuosismi registici di Fragasso. Per il resto la storia è banale e si regge su questo lungo inseguimento tra i buoni e il cattivo, nel mezzo anche la semiredenzione di un cattivo, con finale... che non diremo.
Un film che si nutre di topoi classici che vengono ribaditi all'infinito e sino alla nausea: i buoni che sono super buoni, i cattivi che sono supercattivi, il cattivo che trova il pentimento per amore della figlia e dei nipoti, e poi tanti buoni poliziotti uccisi dai cattivi. Ah, dimenticavamo anche il magistrato corrotto. Ecco questi sono i personaggi di un'Italia confusa nei ruoli e nei sentimenti, in un mondo che cerca di corrompere anche un bambino di una decina d'anni per farlo diventare un mafioso attraverso la "prova": uccidere un altro bambino. Quindi si trova spazio per fare anche un po' di denuncia sociale, ma rimane talmente superficiale che non riesce ad attecchire e a coinvolgere. Quindi la cosa migliore del film rimane la regia che rende il film più che decoroso...